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SIRIA    DAMASCO. MELODIA DAL FONDO DELLA MEMORIA.

Colei che dal monte fu testimone della vicenda di Caino e di Abele scende la china ripida
e s’inoltra tra il verde di albicocchi, ciliegi e noci dell’oasi pedemontana, poi si ritrae tra le mura, sotto l’ombra protettiva di cupole, campanili e minareti per sfuggire alla ragnatela dei quartieri moderni.

 


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Damasco, quanti volti per una città?
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Sotto la Damasco romana, che traspare
lungo il fiume e tra le voci del suq, è possibile sentire
ancora il palpito di un’anima assira,
persiana ed ellenistica.

Dalle pagina della sacra scrittura,
cinta da mura e chiusa da porte,
trapela la Damasco paleocristiana.
Nuvole di vapore lieve e carezzevole,
per il piacere delle membra, evocano
la Damasco degli hammam.

Arcatelle, mosaici e stalattiti evidenziano
la Damasco dei mausolei nei vicoli e sui boulevards,
sino al monte laggiù, dove bianca si staglia
la tomba di Abele.



da non perdere
   

Percorrere
la “via che si chiama
la Diritta” citata negli Atti
degli Apostoli, che taglia
in due la città, seguendo
all’incirca il tracciato
del decumano a partire
dalla Porta d’Oriente.

Passeggiare nel suq
delle spezie, tra merci
profumate e curiose,
come i rimedi della
farmacopea tradizionale
per stimolare le prestazioni
erotiche, oppure in quello
dei tessuti, ove una folla
di donne sceglie nappe,
bottoni e passamanerie
di foggia fantasiosa
e dai colori eclatanti.

Andare al mercato
“del venerdì” evento quotidiano - che si svolge
nel quartiere ottomano
a metà collina,
tra bei monumenti - meta
di mariti e di figli ai quali
le donne riservano il compito
di provvedere
alla dispensa casalinga.

Raggiungere, oltre
le ultime case
della montagna, la grotta
di Caino e Abele,
dalla cui volta gocciolano
le lacrime della terra
che piange ancora il misfatto.

Visitare la sinagoga
di Dura Europos, ricostruita
in un angolo del Museo
Nazionale, recante
gli affreschi del 235 d.C..
Sono i dipinti giudaici
più antichi sinora conosciuti
nei quali, secondo
la sensibilità culturale
dell’epoca, Davide
è rappresentato sotto
le sembianze di Orfeo.

Acquistare, per sé
e per gli amici, le albicocche
candite - con la mandorla
al posto del nocciuolo
e ricoperte di cioccolato -
da Ghrawi, lo storico
fornitore di papi e di re.

Non tralasciare
il delizioso miele del Golan,
costoso ed esclusivo.

Cenare in un luogo
suggestivo e molto
alternativo, il Sindacato
Operaio, ove la gioventù
damascena si raduna
nel tipico patio di un palazzo
orientale, tra alberi secolari.

Sorbire la fresca e leggera
birra siriana sotto
i pergolati del Riwaq,
il ritrovo degli artisti,
sito in collina,
oltre l’Ambasciata di Francia.

Bere un caffè turco
al cardamomo nel locale
vicino alla Moschea
Omayyade, l’ultimo
a proporre una figura
tipica del mondo arabo:
lo ”aqawati”, lettore di storie
d’avventure edifi canti,
strenuo baluardo contro
l’invadenza delle telenovele.