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LIBIA    TRIPOLI. SPOSA DEL MEDITERRANEO, AMANTE DEL SAHARA

La grande finestra della sala da pranzo delimita un quadro: le palme tra le facciate candide, i profi li di un campanile
una cupola e un minareto vicini, la fortezza con l’aria di villa che si specchia nel porto colorato di barche. Sullo sfondo, il paesaggio sfuma in una fuga di case col patio e di palazzi di vetro, di strade alberate e di tetti a terrazza accarezzati dalla brezza marina.

 

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Tripoli, antica e moderna
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Le superstiti mura racchiudono i segni
di una storia insigne, sia pur di piccola capitale
dell’estrema periferia occidentale ottomana.

Sono le antiche colonne spaiate nei fondachi,
gli archi a contraff orte che legan le case,
le mattonelle di tipo vagamente persiano
delle moschee, certi nomi che evocano fasti
e trionfi corsari.

È un sole la vecchia Tripoli:
dalle mura rotondeggianti s’irradiano come raggi
le arterie moderne - coi palazzi di Brasini
e Di Fausto, porticati, eleganti e un po’ severi -
s’inoltrano nei nuovi quartieri e proseguono
verso il verde dell’oasi
circondata dall’infinità del deserto.



da non perdere
   

Acquistate libri sulla Libia,
in italiano, nella libreria
più celebre del nord Africa,
dal nome locale che suona
italiano: Fergiani.

Fate un giro
in calesse

sul lungomare la sera,
sotto un cielo forato
di stelle come le cupole
degli hammam,
dalla Piazza Verde sino
alla Fontana della Gazzella,
tra filari di grandi palme
e il mare che balugina a lato.
È un piacere da anni 50;
anche a Tripoli
non resisteranno più a lungo
le carrozzelle,
occorre affrettarsi.

Gustate un’ottima cena
di pesce ammirando
la vivacità del porto
da uno dei ristoranti
della città vecchia
che s’affacciano sul mare.
Se capita la serata giusta,
c’è anche un complesso
che suona certe melodie
dolci e sentimentali...

Bevete un caffè macchiato,
“macchiata” lo chiamano
loro, nel bar frequentato
dagli impiegati, sotto
lo storico Banco di Roma,
ancora oggi una banca.
Regge il confronto
coi migliori espressi italiani.

In autunno non tralasciate
di comprare i datteri,
deliziosi sono quelli dell’oasi
di Jalo, dorati, sodi, zuccherini e carnosi,
senza conservanti.
Si trovano in mercati
di italica architettura:
a Zahra oppure
al Mercato del Pesce,
vicino alle mura.

Entrate nella Chiesa
di Malta, restaurata nel
rispetto delle caratteristiche
originali, ora è un centro culturale.
Vi trovano spazio mostre
d’arte e attorno
ci sono ateliers di pittori.
Uno dipinge soggetti industriali occidentali:
ha talento e lo sa, per questo vende caro.

Se volete una chiesa vera
andate a San Francesco.
L’architettura essenziale,
lineare e i colori bianco
e azzurro ben la mimetizzano
nel contesto urbano
tradizionale.
All’interno, la vita
di San Francesco
è raccontata dagli affreschi
del ferrarese Annibale Funi,
pittore alla “corte” di Balbo.

Spingetevi sino a Janzur.
In una piccola tomba
sotterranea del I sec. d.C.
ci sono affreschi
di gusto punico-romano
con tulipani e amorini
dai colori tenui
che addolciscono
le scene sottostanti.